Percorsi tra arte e scienza con il "Temperino di Cleo"


 

La pandemia in corso non frena l’entusiasmo che accompagna la dedita progettualità della dirigente Daniela Marziali, volta alla valorizzazione delle risorse umane e dei talenti, in ottica resiliente. In un contesto cambiato, nel rispetto dei protocolli di sicurezza che prevedono l’attuazione delle misure per il contrasto e il contenimento del Covid-19, rimane alta lofferta di iniziative, attività extracurriculari, webinar, corsi, azioni didattiche di recupero e potenziamento per garantire l’inclusione e il successo formativo degli alunni con bisogni educativi speciali, rom o di lingua straniera.
Nello spirito di accoglienza verso ciascun bambino, in continuità con l’eredità ideale lasciata dal direttore Domenico Bernardini, la comunità scolastica è impegnata in un itinerario formativo il cui intento rimane la crescita armonica e integrale della personalità.

 

Presidentessa del Temperino di Cleo, docente, scultrice, curatrice di mostre, interlocutrice disponibile e cordiale, conversiamo con Lidia Monaco a proposito delle lezioni online svolte tramite collegamento con piattaforma web nel plesso Ada Tagliacozzo.

Luce, tensione, movimento, rigore geometrico nelle composizioni di Wassily Kandinsky, Paul Klee e Piet Mondrian: il tema è l’Astrattismo, ma non solo.

 

Qual è il segno che vuole tracciare la matita appuntita di Cleo, quale la mission?

 

L’associazione culturale nasce per favorire la diffusione della storia dell’arte e delle discipline affini tra gli scolari. Il perché del nome ha a che fare con gli oggetti di cancelleria più frequentemente usati: se la gomma evoca la correzione di uno sbaglio, il temperino invece permette di affinare e perfezionare il segno. Inoltre, mia figlia si chiama Cleo!
Il nostro logo è appunto il legno temperato di una matita che scorre su un foglio, per mettere in evidenza l’intenso legame verso gli strumenti e i materiali usati in classe o in atelier. Pensiamo al fatto che i bambini conservano i trucioli e
la polvere di grafite che cade, come fossero ingredienti magici di una pozione! Persino gli occhi di un artista sessantenne brillano ancora in cartoleria! Ci piace guardare il mondo con lo stesso stupore dei nostri giovanissimi utenti.

 

A proposito delle videoconferenze sull’Astrattismo, come si è trovata con un  pubblico composto da alunni della primaria?

 

Lavoriamo spesso e da anni nelle scuole dell’infanzia, oltre che elementari. Da subito, i piccoli uditori capiscono che l’arte è estremamente importante e non semplicemente un’occasione ricreativa. Proponiamo un laboratorio multimediale, scegliamo frasi brevi, un linguaggio ad hoc per promuovere la consapevolezza che non si tratta di una materia poi così difficile!
L’Astrattismo, con le sue composizioni fatte di punti, linee spezzate e curve, macchie di  colore puro, si presta benissimo a destare l’interesse nelle classi. Abbiamo optato per uno stile altalenante, che alternasse parole e immagini,
la spiegazione vera e propria a una forma più leggera di intrattenimento, allinterno di una prospettiva multidisciplinare.
Abbiamo offerto la visione di cartoni animati e foto, posto via via domande e riscosso grande partecipazione. Largomento è sempre lo stesso, ma cambia la sua fruizione. Gli studi di pedagogia dimostrano che la soglia di attenzione, anche tra i ragazzi più grandi, dura in media ventotto minuti, per cui la variazione della modalità di presentazione allinterno della proposta formativa fa decisamente presa.

 

Sia Kandinsky che Klee si richiamano allinfanzia: periodo d’oro per la creatività non intralciata dalla razionalità, tutto è imprevedibile, fuori da ogni tipo di programmazione. I signori critici – scrive Klee – dicono spesso che i miei quadri assomigliano agli scarabocchi dei bambini. Potesse essere davvero così! I quadri che mio figlio Felix ha dipinto sono migliori dei miei.

Cosa pensa del lavoro grafico infantile, va corretto?

 

Uscendo dall’ambito dell’Astrattismo, posso rispondere facendo il nome di Picasso che, affascinato dal Primitivismo, disse: “Ho impiegato una vita a dipingere come un bambino”. Dallo scarabocchio si vede l’istinto. In un attimo, l’emozione è resa sulla tela!

 

Da artista, crede al primato della tecnica o è a favore della sperimentazione formale?

 

Ritengo che ci si possa allontanare dalla tradizione solo dopo averla studiata, non si può non conoscere il nostro grande patrimonio culturale. In Italia sovrabbondano i siti archeologici, la contaminazione è inevitabile. Se abiti a Roma esci e vedi il Colosseo, se abiti a Paestum vedi i templi greci: siamo immersi nell’antichità classica.

 

A proposito del progetto di educazione scientifica?

 

Il temperino di Cleo con il tempo si è inserito in tutti i settori disciplinari. Dopo aver constatato che non c’è una reale separazione tra una materia e l’altra, con tutto l’apporto fornito dalla nostre conoscenze in ambito pedagogico, abbiamo affrontato con curiosità e passione il tema relativo alla vita delle api.
Anche gli artisti sono stati scienziati, pensiamo al Verrocchio e al suo celebre allievo Leonardo!
La natura è da sempre fonte di fascino. Inoltre, da attivista di Greenpeace, ci tengo a precisare che devolviamo una parte dei nostri ricavati alle associazioni ambientaliste. Un ringraziamento speciale va alle famiglie che ci hanno scelto e sostenuto


Ilaria Mulè - IC D. Bernardini - plesso ADA TAGLIACOZZO

 

Mondrian - 2A
Kandinsky - 2B
Klee - 2C

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